Saturday, August 05, 2006

Le origini della religione

Anche io credo di non aver capito...
E' estremamente difficile scrivere di argomenti complessi, parlare di fede è quasi impossibile, ma ci proviamo lo stesso.
Non so se quello che sto per dire chiarificherà le cose, ma tant'è.
Credere, diciamo l'essere cristiana, che è la sola di cui posso parlare, è amare.
Se ti guardi intorno, se pensi a quanti matrimoni vanno a monte, a quante coppie litigano e si lasciano ogni giorno, a quante volte ti sei innamorato e quante volte hai lasciato o sei stato lasciato o, semplicemente, hai sofferto...
Beh, razionalmente, a me verrebbe da pensare che non valga la pena amare qualcuno.
Eppure amiamo. Si corre il rischio, perchè non possiamo vivere altrimenti.
E non serve starci a pensare molto su. O si ama o non si ama e, prima o poi, lo si percepisce chiaramente.
Non servono manuali per amare. Si prova, si sbaglia, si rimedia, si vive...
Si comprende, cioè si "prende con sè" un sentimento che non riusciamo a razionalizzare, ma che sappiamo sperimentare e far crescere.
Quello che fa il cristiano è cercare di amare. Non una persona in particolare (non solo), non poche, ma tutti, senza sè e senza ma. Non l'umanità, ma ciascun uomo in particolare.
L'obiezione che muovi è più che legittima: non sembra che le "istituzioni" mostrino questo.
Neppure io, nonostante mi dica cristiana, lo faccio. Perchè sono molto, molto limitata e piena di difetti e costantemente in divenire.
Ad amare si impara, sbagliando e vivendo, ma questo l'ho già detto.
Come si impara? Da chi?
Si impara dal rapporto con una persona in carne ed ossa (sebbene vissuta 2000 anni fa). Il cuore del cristianesimo è il rapporto intimo con Dio, con una persona concreta, reale. E questo non si può spiegare, lo si può solo sperimentare (come, del resto, il rapporto con qualunque persona: quali sono le basi razionali di un'amicizia? Per me non esiste vero sentimento che nasca da un ragionamento).
Tutto questo a patto che si creda che un rapporto personale con Qualcuno che non si vede sia possibile. E' l'unica cosa che viene chiesta. Credere a Chi (non a ciò, ma a Chi) non si vede.
Non è necessariamente una convinzione innata, anzi, la vera fede è una scelta...E si sceglie ogni giorno, ogni secondo. E si può sempre cambiare idea. Non è una condizione ineluttabile, dovuta al contesto socio culturale in cui uno vive.
Non è genetica.
E' una scommessa. Su Qualcuno che non si conosce fino a quando non si decide di farlo. Che cosa si guadagna?
Molti risponderebbero un senso all'esistenza o la felicità o la certezza di una vita dopo la morte.
Io ho guadagnato la libertà di di amare anche quando tutto, intorno, mi dice di lasciare perdere. Ho semplicemente assecondato la mia natura: non posso vivere senza voler bene. Ho scommesso e non sono delusa.
Non posso spiegare le ragioni per cui si scommette. Si può, al limite, a posteriori,
valutare razionalmente la validità, la forza della propria scelta.

1 Comments:

Blogger Ntxeon said...

tutto questo mi sembra un discorso del Papa... profondo, estremaente intenso per chi è rivolto a questo genere di cose... in realtà è solo un trattato di antropologia del carattere, dell'amore, ma Dio? la religione? si chiama Dio una parte di noi, noi abbiamo pensieri e sentimenti che alieniamo verso una natura altra da noi per... non so perchè, me lo chiedo continuamente, io non l'ho mai fatto! Il discorso di Gesù, unico tramite nella storia di Dio tra gli uomini, il fatto che si impara da lui... beh, basta leggere l'etica di Bonhoeffer, tutto questo pensiero è ampliato e affrontato appieno e un argomento del genere vive anche senza fede... qui non ci sono problemi. L'amore, la passione, il naturale rispetto morale che c'è nelle persone che hanno scelto il bene e non il male... ma perchè Dio? perchè la religione? solo perchè ripetono queste cose?

1:14 AM  

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